Chi viaggia spesso in aereo porta con sé un power bank quasi senza pensarci, come si fa con il caricabatterie o le cuffie. Eppure questo oggetto, tanto comune da sembrare innocuo, è diventato al centro di una normativa internazionale destinata a cambiare le abitudini di milioni di passeggeri. Il motivo è semplice: le batterie al litio che alimentano i power bank possono surriscaldarsi e, in rari casi, incendiarsi, un rischio che in cabina o in stiva assume un peso diverso rispetto a un uso domestico.
Dal 27 marzo 2026 entrerà in vigore un nuovo standard internazionale definito dall’ICAO, l’organizzazione che coordina le regole dell’aviazione civile a livello globale. Le compagnie aeree dovranno adeguarsi a criteri più precisi su capacità, trasporto e utilizzo dei power bank durante il volo, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza in volo senza penalizzare eccessivamente chi viaggia con dispositivi elettronici.
In questa guida vedremo cosa cambia concretamente, quali limiti sono previsti e come prepararsi per evitare sorprese in aeroporto. Chi si sposta spesso con smartphone e accessori tecnologici, magari abituato anche a condividere la connessione internet tra più dispositivi durante i viaggi, troverà indicazioni utili per pianificare i propri bagagli con maggiore consapevolezza.
Perché l’ICAO ha introdotto nuove regole sui power bank
La spinta arriva da un dato tecnico preciso: le batterie agli ioni di litio immagazzinano molta energia in volumi ridotti, e questa densità energetica diventa un problema quando qualcosa va storto all’interno della cella. Il fenomeno che preoccupa ingegneri e autorità aeronautiche si chiama thermal runaway: una reazione a catena in cui la batteria si surriscalda progressivamente fino a incendiarsi, spesso senza segnali evidenti nei minuti precedenti.
Non si tratta di un’ipotesi teorica. Negli ultimi anni diversi episodi di combustione spontanea di power bank a bordo, alcuni documentati da compagnie aeree asiatiche e americane, hanno costretto equipaggi a intervenire con estintori specifici per batterie al litio durante il volo. In uno spazio chiuso come la cabina, dove l’aria non può essere ricambiata rapidamente e i passeggeri sono a stretto contatto, anche un principio di incendio richiede una gestione immediata e coordinata.
Il rischio, in sostanza, non riguarda la batteria in sé quanto la sua densità energetica concentrata in spazi chiusi come la cabina di un aereo, dove un guasto interno può trasformarsi in pochi secondi in un pericolo per tutti i passeggeri vicini.
Per questo l’ICAO ha deciso di intervenire con criteri più stringenti, lavorando in coordinamento con la IATA, l’associazione che rappresenta le compagnie aeree a livello mondiale e che da tempo raccoglie segnalazioni su incidenti legati a dispositivi elettronici portatili. L’obiettivo della nuova normativa aeronautica internazionale è ridurre la probabilità che un power bank difettoso o danneggiato possa causare un incendio in cabina, introducendo limiti più chiari basati sulla capacità energetica, misurata in watt-ora (Wh), e regole più rigide su come questi dispositivi vengono trasportati e utilizzati durante il volo. Non è un divieto generalizzato, ma un tentativo di rendere più prevedibile e gestibile un rischio che finora era stato affrontato in modo disomogeneo da compagnia a compagnia.
Le regole ICAO 2026: limiti, quantità e divieto di ricarica in volo
La nuova normativa si può riassumere in una frase: due power bank sì, ricaricarli in volo no. È questa la sintesi più diretta di quanto previsto dall’ICAO, e vale la pena tenerla a mente perché racchiude i due punti che cambieranno davvero l’esperienza dei passeggeri a partire dal 2026.
Il primo riguarda la quantità: ogni passeggero potrà portare a bordo un massimo di due power bank, indipendentemente dalla durata del viaggio o dal numero di dispositivi da ricaricare. Chi viaggia con più smartphone, un tablet e magari una fotocamera per foto panoramiche dovrà quindi organizzarsi diversamente, magari verificando in anticipo l’autonomia reale dei propri dispositivi.
Il secondo punto, forse il più impattante nella pratica quotidiana, è il divieto di ricaricare il power bank durante il volo. Non sarà più possibile collegare il proprio power bank alla presa USB del sedile per ricaricarlo mentre allo stesso tempo lo si usa per alimentare il telefono: un’operazione comune oggi, ma considerata rischiosa perché la ricarica simultanea aumenta la probabilità di surriscaldamento della cella.
Per quanto riguarda la collocazione del dispositivo, la regola resta quella già nota per le batterie al litio: i power bank devono viaggiare esclusivamente nel bagaglio a mano, mai in quello da stiva, dove un eventuale principio di incendio non potrebbe essere individuato né gestito dall’equipaggio in tempo utile.
Sul fronte della capacità, la capacità massima in Wh resta un parametro centrale: i dispositivi entro i 100 Wh non richiedono autorizzazioni particolari, quelli tra 100 e 160 Wh necessitano del consenso della compagnia aerea, mentre oltre questa soglia il trasporto è generalmente vietato. Diventa quindi essenziale controllare l’etichettatura della batteria, dove il valore in Wh è solitamente riportato insieme al numero di serie.
Proprio per questo, ai controlli in aeroporto il personale potrà chiedere di mostrare il power bank e verificarne l’etichetta prima dell’imbarco, un passaggio che diventerà probabilmente più frequente e sistematico rispetto a oggi.
Le compagnie aeree più restrittive delle regole ICAO
Lo standard ICAO fissa una soglia minima, non un tetto massimo: molte compagnie applicheranno criteri ancora più severi. È utile ricordarlo perché la normativa internazionale definisce solo il quadro generale, mentre ogni vettore resta libero di introdurre restrizioni aggiuntive per motivi di responsabilità legale e gestione del rischio interno.
Diverse compagnie aeree asiatiche avevano già anticipato questa linea prima ancora che l’ICAO formalizzasse le nuove regole. Alcuni vettori di Singapore, Corea del Sud e Taiwan applicano da tempo un divieto totale di utilizzo del power bank in volo, non solo durante il decollo e l’atterraggio ma per l’intera durata del viaggio, indipendentemente dalla capacità in Wh del dispositivo. In questi casi il power bank può essere trasportato, ma resta spento e riposto per tutto il tempo trascorso a bordo.
In Europa l’approccio è finora più uniforme rispetto allo standard ICAO, ma con differenze significative tra tipologie di vettore. Le compagnie aeree low-cost tendono ad applicare le regole minime previste dalla normativa, mentre alcuni vettori tradizionali stanno valutando policy aggiuntive per il 2026, come l’obbligo di dichiarazione al check-in per i power bank con capacità superiore ai 100 Wh, indipendentemente dal fatto che rientrino nella soglia che richiede l’autorizzazione della compagnia.
Questa dichiarazione preventiva permette al personale di verificare in anticipo l’etichettatura del dispositivo, evitando controlli last minute al gate che rischiano di ritardare l’imbarco. Non tutti i vettori tradizionali seguiranno questa strada, ma è probabile che diventi una prassi diffusa tra le compagnie più attente alla gestione del rischio legale legato agli incidenti in cabina.
Per chi viaggia spesso, la conseguenza pratica è verificare sempre la policy specifica della compagnia scelta, senza dare per scontato che lo standard ICAO rappresenti il limite più severo applicabile al proprio volo.
Come scegliere un power bank a norma per viaggiare nel 2026
La prima cosa da fare è imparare a leggere l’etichetta, non la scatola del prodotto. I produttori pubblicizzano i mAh perché sono il numero più alto e più facile da vendere, ma la normativa aeroportuale ragiona in Wh (watt-ora). La conversione è semplice: si moltiplicano i mAh per il voltaggio nominale (di solito 3,7V per le celle al litio) e si divide per 1000. Un power bank da 20.000 mAh, ad esempio, corrisponde a circa 74 Wh, quindi rientra tranquillamente nella soglia libera dei 100 Wh. Ecco un consiglio pratico da tenere sempre a mente: prima di partire, controlla il valore in Wh stampato sull’etichetta del dispositivo, non il numero di mAh scritto a caratteri cubitali sulla confezione.
Le certificazioni sono il secondo filtro da applicare. Un power bank sicuro deve riportare almeno la sigla UN38.3, lo standard che attesta i test di sicurezza per il trasporto aereo di batterie al litio, insieme ai marchi CE e, per il mercato americano, UL. La loro assenza è già un segnale di allarme, specialmente su prodotti acquistati a basso costo da rivenditori poco tracciabili.
La qualità costruttiva conta più di quanto si pensi. Un buon BMS (battery management system) regola temperatura, tensione e corrente della cella, riducendo drasticamente il rischio di thermal runaway. I modelli con display integrato che mostra percentuale di carica e temperatura offrono un controllo aggiuntivo, utile proprio nei momenti in cui la ricarica va monitorata con attenzione.
Scegliere un marchio riconoscibile e verificabile è comunque la garanzia più concreta: la tracciabilità del produttore permette di risalire a lotti difettosi in caso di richiami, cosa impossibile con dispositivi anonimi. Attenzione anche alle batterie di ricambio per fotocamere e droni: seguono le stesse regole dei power bank e vanno sempre nel bagaglio a mano, un dettaglio utile per chi si dedica a foto panoramiche a 360 gradi con attrezzatura professionale.
Cosa fare in caso di controlli, sequestro o malfunzionamento in aeroporto
Se il personale di sicurezza aeroportuale ferma un power bank, la prima cosa da fare è restare collaborativi e mostrare subito l’etichetta con i dati tecnici del dispositivo. Nella maggior parte dei casi il controllo si risolve in pochi minuti, soprattutto se la capacità in Wh è leggibile e coerente con quanto dichiarato.
Le cose cambiano se la batteria risulta danneggiata o rigonfia: in questo caso il sequestro è quasi automatico, perché nessun addetto si assume la responsabilità di far salire a bordo un dispositivo che mostra segni di deformazione della cella. Un rigonfiamento, anche minimo, è già un segnale di degrado interno che nessuna etichetta può smentire.
Ogni aeroporto segue un protocollo di segnalazione specifico per i dispositivi ritenuti a rischio: il power bank viene isolato, registrato e successivamente destinato allo smaltimento sicuro delle batterie al litio, gestito da operatori autorizzati e non semplicemente gettato nei rifiuti comuni. Non viene restituito al passeggero, nemmeno su richiesta.
Un promemoria pratico da tenere a mente: cosa succede realmente se il power bank viene fermato o giudicato non conforme, in genere non prevede sanzioni dirette al viaggiatore, ma comporta la perdita del dispositivo. Per questo conservare la documentazione tecnica del dispositivo, come scheda prodotto o scontrino con le specifiche, può accelerare la verifica ed evitare interpretazioni troppo prudenziali da parte del personale.
Sui diritti del passeggero il margine è limitato: le compagnie non sono tenute a risarcire un power bank sequestrato per motivi di sicurezza, trattandosi di una misura preventiva e non di un errore del vettore. Chi vuole tutelarsi può solo agire in anticipo, verificando la conformità del dispositivo prima di lasciare casa, magari controllando anche le impostazioni dei propri device come si farebbe prima di ripristinare Android alle impostazioni di fabbrica: un controllo preventivo evita complicazioni ben più fastidiose al gate.
Power bank, droni e dispositivi tech collegati: un ecosistema di regole in evoluzione
Il power bank è solo il primo tassello di una revisione più ampia delle regole su tutti i dispositivi a batteria: le stesse logiche di rischio si applicano, con criteri specifici, a droni, action cam, laptop e persino agli e-reader di ultima generazione. Chi porta con sé un drone per riprese aeree deve considerare che le batterie di ricambio seguono esattamente le regole già viste per i power bank: bagaglio a mano obbligatorio, soglia dei 100 Wh come riferimento e capacità dichiarata sull’etichetta. Lo stesso vale per le batterie extra delle action cam, sempre più diffuse tra chi documenta viaggi e sport all’aperto.
I laptop e i tablet con batterie removibili rientrano in un discorso parallelo ma non identico: la batteria integrata nel dispositivo non conta come power bank separato, ma se il modello prevede una batteria estraibile aggiuntiva, quella va trattata secondo gli stessi limiti in Wh. Anche gli e-reader e gli accessori smart con batterie al litio più piccole restano generalmente esclusi da restrizioni severe, proprio per la loro capacità energetica ridotta, ma non è escluso che le compagnie aeree finiscano per uniformare i controlli su tutta la categoria dei dispositivi elettronici portatili.
Le normative parallele che l’ICAO sta valutando per altri accessori tecnologici seguiranno probabilmente la stessa impostazione già vista per i power bank: soglie di capacità, obbligo di trasporto in cabina, limiti quantitativi. È un processo che richiederà aggiornamenti futuri della normativa via via che emergeranno nuovi dati sugli incidenti in volo. Per chi organizza spostamenti con più dispositivi, magari gestendo anche il backup delle foto scattate durante il viaggio come descritto nella guida su come recuperare le immagini cancellate dalla galleria, tenersi informati sulle evoluzioni normative diventa parte integrante della pianificazione del bagaglio.
Regole allineate, tecnologia in corsa
L’armonizzazione internazionale voluta dall’ICAO è un passo importante, ma non chiude il discorso. Uniformare le soglie in Wh tra decine di paesi e centinaia di compagnie richiede anni, mentre le celle al litio che finiscono nei power bank evolvono a un ritmo ben più rapido di qualsiasi processo normativo.
Nel frattempo, la responsabilità del viaggiatore resta il vero perno del sistema: nessuna regola, per quanto dettagliata, sostituisce il controllo dell’etichetta prima di partire o l’attenzione a un dispositivo che inizia a scaldarsi in modo anomalo. È un compito che ricade su chi viaggia, non su chi scrive le norme.
Resta un dubbio che vale la pena porsi, senza risposta facile: le batterie di domani saranno più compatte, più dense, capaci di immagazzinare energia in volumi ancora più ridotti. I prossimi standard di sicurezza arriveranno in tempo per governare questa evoluzione tecnologica, o si ritroveranno di nuovo a rincorrere un progresso che li ha già superati prima ancora di essere applicati ovunque? Chi organizza i propri spostamenti, magari verificando anche le connessioni tra dispositivi come descritto nella guida su come condividere la connessione internet tra più dispositivi, farebbe bene a considerare questa domanda parte integrante della propria pianificazione futura.